Sky girl2

Ballando con i tacchi a spillo

nell'etere

martedì, 17 novembre 2009

Stamattina ho dimenticato a casa la mia 24 ore di plastica fucsia così sono tornata indietro in tutta fretta e a un certo punto davanti a me, nella piazza che taglia il vicolo, vedo un uomo giovane, visibilmente nord africano ma in completo grigio, come il mio, a parte la cravatta! Tiene per mano una bambina di tre o quattro anni con i codini e parla al telefono.

La bambina ha un pupazzo di stoffa che, mentre passo accanto a loro, cade a terra.

" Fatima, Fatima!" Le dice il padre brontolando e raccogliendo il pupazzo, "si sporca!"

Ecco, non so come dire, ma è per vedere un mondo così che cambia e non cambia che mi piace vivere nel centro storico, qui!

Vedo rosa?

 

 

postato da: Smillapiffi alle ore 17:06 | Permalink | commenti (9)
categoria:storie vere
lunedì, 02 novembre 2009
 
Il nano si tolse la parrucca. Nello specchio i suoi occhi avevano perso quel ghigno fisso. Si levò anche il naso di gomma. Brillò lucido e rosso sul piano di legno. Con la pasta bianca rimosse il trucco pesante con gesto lento e stanco. Quella sera avevano riso tutti più del solito ma sapeva che se avesse abbassato la guardia lo avrebbero ucciso. Lo odiavano. Che idioti! Lui era il migliore e loro avevano bisogno di lui. Per deriderlo ma anche per maledirlo. Senza quelle risate erano perduti nonostante tutta la loro rabbia. Ma lui alla fine, come sempre, gliele avrebbe strappate, li avrebbe fatti ridere, di nuovo.
Si alzò e si slacciò il costume che cadde in un attimo sul pavimento come un corpo morto.
Sentì bussare.
Con voce brusca chiese chi è. Udì un brusio sottile, leggero e minaccioso se pur insignificante. Il sibilo di un serpente, forse di molti serpenti.
Gli si accapponò la pelle. Nudo senza parrucca, senza maschera ora poteva addirittura far pena così inerme, scialbo. Un ometto.  Fragile? 
No! Non lo avrebbe sopportato, questo, no!
Li avrebbe vinti e derisi ancora una volta. 
Si diresse verso la porta. Si sentiva un clown di potere.
Buffo, vero?
Ma forse non era nemmeno la verità.Temevano solo le sue risate che, finito lo spettacolo appena fuori dal circo, echeggiavano e seguivano ognuno nella notte come mostri fantastici e infantili .
Bastava eliminarle.
Aprì ed erano tutti lì. Per lui.
Senza scampo.
who are you?
Ilustrazioni
Andrea Pecchia
Caterina Zandonella
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categoria:follia
martedì, 20 ottobre 2009
 
Sono uscito quel giorno con un gran mal di testa. Ed era vero che come sempre la sera prima avevo fumato troppe sigarette ma era stata una giornata così funambolica e insieme opprimente. Non avrei potuto far altro che fumare.
Ma poi ...
Lo so, quei calzini li presi la mattina senza pensare, me li avevi regalati tu e li avevo guardati come si guarda un oggetto strano e insolito. Quel colore che sembrava dentifricio. L'onda della pasta dentifricia, dal colore che ricorda il mare d'estate, ed invece è un calzino. Sì. Pensai. Era un oggetto ben strano e lo misi con convinzione!
Il cielo era grigio, così il marciapiede e la strada con le macchine grigie che corrono, presto, ai loro appuntamenti, irose , i colombi grigi. I miei pantaloni grigi.
Li guardai: sarebbero stati bene con quell'azzurro dentifriciomarecalzino.
Ma poi..
Il barbiere Ciccio era chiuso ma incalzava un appuntamento importante e non potevo non farmi la barba che già avevo quella faccia e le troppe sigarette mi stropicciavano ancora di più e che continuavo a fumare. No, non potevo non  farmi la barba. Ciccio poi aveva quelle mani rassicuranti che ti lasciavano lì, in balia di una nuova onda, che ricordava anche lei quella del mare, del dentifricio e del calzino. E così i miei calzini sarebbero stati color dentifriciomarecalzinobarbiere e mi avrebbero ricordato tutto il percorso. Li avrei portati con quel bagaglio sempre più pieno. 
Sì, un'onda, le mani del barbiere. Ti portano in un posto lontano, a pensare, a riflettere, perche ormai da solo non ci riesco più. Sempre teso a quello che faccio e dico, che poi ti guardano con sguardi furbi e complici o sospettosi. Ti aggrediscono con quelle facce dai lunghi coltelli, a mo' di denti. Non li reggo più che neanche lo volevo fare quel mestiere e forse davvero avrei fatto ... se mio padre ...
Ma adesso a quello gliela faccio vedere io l'onda su quel muso da Elvis scaduto e a quella vocetta da Minni di quell'altra. Un camion di pasta dentifricia dal colore dentifriciomarecalzinobarbiere e ce li seppellisco sotto.
Rinfrescatevi un po' le parole prima di parlare ! 
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categoria:aiuto gli unni
lunedì, 19 ottobre 2009
Prima di entrare nell'antro buio e tristo che è il mio ufficio sento l'"aria" come non la ricordavo. E' quella dei pomeriggi di autunno al giardino, fra magnolie ancora biancofiorite, profumate di giochi lontani. Un giardino chiaro in quella villetta scura ma grande per noi e dall'aria leggera e colorata da un sole ormai non più torrido ma amico che fa risplendere biciclette rosse, angoli nascosti e amici riapparsi dalle vacanze.
Pomeriggi lunghi, in attesa di qualcosa di indefinito e senza memoria, e corse e chiasso e ancora gelati alla crema con biscotti. Ricordi? Solo tu brontolavi che quel bambino era per te ancora uno sbruffone!
Ma il rincorrersi fra salite, discese e finte grotte era ripagato, all'arrivo presso lo stagno, da una sorpresa: con l'autunno il cigno bianco e nero era tornato! Ora dove sarà finito?
calvin&hobbes
postato da: Smillapiffi alle ore 17:39 | Permalink | commenti (5)
categoria:amici cari
venerdì, 25 settembre 2009

Lei era così bella su quell'angolo di marciapiede. I capelli lunghi e rossi. Gli occhi verdi bistrati, lo sguardo sospeso, struggente e feroce allo stesso tempo. Se alla fine tu ti fossi fatto vivo ti avrebbe potuto uccidere o amare più di prima. E in questa ambivalenza rimaneva lì, dritta, con l'impermeabile beige, sull'angolo di marciapiede ai piedi della strada che saliva, mentre le macchine sfilavano veloci e roboanti e quasi la sfioravano nell'aria d'autunno già più scura e azzurra. E tutti se ne accorsero: lei non si sarebbe mossa finché tu non fossi arrivato.

I condomini dei palazzi di quella strada cominciarono allora a telefonarti. Ricordi? A mandarti messaggi sempre più pressanti. Lei era così bella e triste e ti aspettava e non ce la facevano più a guardarla senza fare nulla. Le macchine cominciarono a passare sotto la tua finestra e a strombazzare per attirare la tua attenzione. Gli alberi lasciarono cadere le foglie sulle quali le rondini scrissero con il loro becchi che non potevi più tirarti indietro. Dovevi arrivare ad ogni costo. Il vento le raccolse e le gettò sul tuo balcone. Con violenza. Tu finalmente apristi la finestra, guardasti un attimo la strada ma qualcosa - una lettera di addio? - volò fuori dalla tua stanza creando piccoli volteggi sul traffico, tu cercasti di afferrarla e nel tentativo ti sporgesti pericolosamente. Fu un attimo e cadesti.

Lei ti vide precipitare e quando arrivò raccolse i tuoi occhiali. "Non li pulisci mai" Disse.

Immagine: Elena Prette

postato da: Smillapiffi alle ore 14:41 | Permalink | commenti (22)
categoria:follia
martedì, 22 settembre 2009
 
 
 
Ho camminato e camminato. E ho faticato vi assicuro. Dovevo lasciare quel vuoto conosciuto che mi attorniava. Un deserto di sabbia umana, inaridita.
Così per sfuggirgli ho percorso valli, pianure e montagne alte come non mai. Ho resistito. Come a quel cristallo di ghiaccio che mi si apriva nel cuore come un fiore e invece tutt'intorno era torrido e scottava. Lo so avevo quel fucile. A voi non piace.
Ma mi era necessario. Per nascondermi, rialzarmi, difendermi. Ottenere.
(Dietro sempre quel deserto che avanza e non si ferma mai)
Volevo qualcosa anch'io. Con il fucile è più facile anche se fa più male.
Quando mi sono trovato in certi frangenti, ho sparato. E lui è caduto, senza un rumore nel baccano delle armi. Senza voce o come se fosse scomparso l'audio.
Il fragore di un combattimento può fare anche questo, tutti gli altri rumori sono assorbiti: la voce umana, il vento, l'acqua che scorre, il tonfo di un corpo che cade.
Ma è stato bello tornare a casa un giorno. I sorrisi, i silenzi. Nessuno sapeva e questo mi faceva bene. Potevo dimenticare per un po'.
Ma solo per poco. Sembra sempre meno il tempo a disposizione per la tregua.
 
"Sono io, la tregua, mi spiace, ti ho colto di sorpresa. Penserai che ti ho tradito. Non sono quella che credevi. Posso essere molto diversa. Muta.
Staremo insieme per sempre"
 
 
Immagini di Pierluigi Longo e Guido Scarabotto




Milonga de la Anunciacion - Esteban Morgado Cuarteto
postato da: Smillapiffi alle ore 09:44 | Permalink | commenti (7)
categoria:storie vere, alberico
venerdì, 18 settembre 2009
Quando percorsi quel vicolo, prima della piazza, avevo tutte quelle lacrime che mi scendevano e colavano come un fiume, che le avrei proprio prese  per gocce di pioggia  tanto erano grandi, se non avessi saputo che erano le mie lacrime!
Non avrei certo voluto farmi sorprendere con il viso trasfigurato, tutto rosso, rigato di trucco, ma ormai ero quasi a casa e non correvo il rischio di incontrare qualcuno a quell'ora.
Erano infatti le quattro e un quarto del mattino.
Che serata! Tutto quel tempo ad aspettare che si avvicinasse al mio tavolo e mi invitasse a ballare. E aspetta, aspetta, aspetta. Mi pareva di essere diventata di sale sullo sguardo di Medusa tanto avevo aspettato. Ma lui aveva altro da fare,  mi evitava, con quell'aria da impiegato del tango, che gli mancava solo la 24 ore con la faccia di Gardel stampata sul retro. Nessuno poi che mi vedesse, che accennasse un saluto, un sorriso. Trasparente!
Così ora, quasi a casa, potevo piangere senza ritegno, anche con qualche mugolio, mentre le scarpe dorate mi dondolavano al fianco senza rumore e senza consolarmi.
Solo i miei tacchi mi facevano compagnia. tic, tic, tic.
 
Ma ecco una figura davanti al portone.
 
O no! Chi diavolo è? Che seccatura avrò tutto il rimmel colato, neanche il tempo per asciugare le lacrime.
 
- Ciao, torni dalla milonga?
 
- hem, sì, tu non c'eri invece.
 
- No, sono andato con amici in un locale nuovo che ha aperto stasera. Abiti qui?
 
- Sì, proprio in questo portone.
 
- Carino! Beh io devo andare, ciao, buonanotte
 
- Buonanotte!
 
Tutte quelle lacrime e la faccia tutta sporca. Ma cosa mai potevo dirle. Chissà che diavolo...
Ora potrei anche andare a casa, dove avevo posteggiato? Domani avrò di nuovo quelle grane con il contabile dell'ufficio sinistri.
Certo è buffo piangere così da sola alle quattro di mattina.
Mmh ...aspetta lasciarla così in quel modo ....
 
- Ehi! Senti!
 
- Sì?
 
- Hai le guance tutte rigate di nero sarà meglio lavarle una volta a casa
 
- Ah, ... sì, certo, grazie ... 
 - Va beh, ciao
- Ciao ...
 
Esqualo:
 
illustrazioni di Michela Aimi
postato da: Smillapiffi alle ore 11:31 | Permalink | commenti (5)
categoria:tango, sueñita
giovedì, 17 settembre 2009
 
E' difficile per me tornare. Mi perdo facilmente e voltarmi e riprendere i vecchi passi, per me, è una vera impresa. E' come se mancasse il vento.
Basta poco, una strana stanchezza, forse un po' di tristezza e piccole mani invisibili mi trattengono, prima pian piano, poi sempre più fortemente.
Così non torno.
Come ora.
Voi siete lì, fermi, sembrate stampati in una pagina di un libro, l'immagine è ancora colorata _ poi se passa più tempo diverrà bianca e nera, lo so, _  sempre in quella posizione, ricordata e in movimento.  Ancora nitidi, aspettate.
Forse mi avete fatto male.
Ma  i giorni passano lievi, silenziosi, le ore, i minuti e ciò che mi sembrava impossibile diventa sempre più certo, ricercato, voluto:
andarsene lontano, non vedervi più, fare a meno di voi, cambiare.
Cambiare.
Ecco la parola magica. Per continuare a vivere, mi è necessaria, o sento che potrei morire, ogni giorno un po' e non me ne accorgerei perchè farei sempre le mie cose, sempre le stesse e parlerei e sorriderei. 
Senza rumore potrei inaridirmi, prosciugarmi.
O almeno così mi pare. Meglio allontanarmi cambiando lo scenario interno ed esterno, un mare nuovo.  Morire ma anche  vivere,  allo stesso tempo,  ...resuscitare
 
Immagini: Guido Scarabottolo ; Andrea Pecchia
 

 

 

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categoria:progetti
venerdì, 11 settembre 2009

Ho partecipato a un gioco molto carino su Anobii che lancia questa idea:

"Creiamo mini storie con i titoli di libri, poesie, saggi, tutto ciò che è cartaceo. Italiano e straniero. "

Condivido i miei parti anche per stuzzicarvi a partecipare:

"Sotto il sole giaguaro" "Chiedi alla polvere" "Se questo è un uomo". "Io non ho paura".

 

 "Se una notte d'inverno un viaggiatore" "Nel buio di una nave" "Con gli occhi di una donna" mi chiedesse: "Aimez-vou Brams?" dandomi "Un bacio nell'ombra".
Non troverei "le parole per dirlo". Anzi gli risponderei: "Non lasciarmi".

 

 "Diario di una casalinga disperata":
"Ivan Lo Scemo" mi disse: "Ti prendo e ti porto via" ma "Sulla strada, un "Ragazzo negro" , "Il laureato", ci avvisò: "Cristo si è fermato a Eboli" .
"Non buttiamoci giù" disse a qual punto "L'idiota" "Tenera è la notte" e abbiamo "Vino patate e mele rosse"

 

Una notte "La ragazza che giocava con il fuoco" incontrò "La donna dalle mani di pioggia e le intimò:"Parti in fretta e non tornare" , " Di acqua e di respiro" non ne abbiam bisogno. Fra poco ci saranno solo " La luna e i falò". 
 

postato da: Smillapiffi alle ore 15:56 | Permalink | commenti (10)
categoria:
mercoledì, 09 settembre 2009

Non mi convincono. Troppi, troppo estesi, uno dietro l'altro.

Sembrano organizzati, aggressivi. Ci si sente assediati.

Infatti qualcuno sospetta.Come il capogruppo della Sinistra Europea Socialismo  Antonio Bruno:

"Incendio a Genova: intimidazione contro la variante di salvaguardia del PUC

Ancora una volta Genova è stata “sorpresa” da devastanti incendi. Ad essere colpiti in questo caso sono i cittadini del levante genovese nelle alture tra i quartieri di Nervi e Quarto.
 ...

interessante” è il sospetto che tali azioni ( leggi: incendi dolosi) siano una ritorsione contro la proposta di “variantona” al PUC che dovrebbe preservare appunto le zone collinari dalla cementificazione. Per rendere vana questa “intimidazione” auspico che tutte le forze politiche cittadine si uniscano per confermare il blocco di edificazione al di la della linea verde; sia quello esistente sia quello che dovrà essere ripristinato dopo ogni incendio."

Anche Legambiente .

"...Guarda caso, infatti i roghi genovesi sono scoppiati poco dopo che si era iniziato un discorso sul futuro PUC di Genova che, seppur con contraddizioni ed ambiguità, sembra destinato a salvaguardare le aree verdi periurbane da un ulteriore sviluppo edilizio, che in un territorio prevalentemente obliquo, come quello Ligure, è stato apportatore dei peggiori danni da consumo del suolo, a cominciare dalla rottura degli equilibri idrogeologici, e le alluvioni del Bisagno a Genova sono imperitura testimonianza di ciò. "

Forse è fantapolitica, forse ho letto troppi libri di Roberto Saviano. Ma non posso dimenticare ciò che ho letto in "La bellezza e l'inferno" :

"I gruppi criminali sono entrati nel tessuto sociale di città come Parma, Reggio Emilia, Modena e Milano: il cuore del Nord. Il cemento è l'elemento cardine."

 

Va beh si scrivon e si immaginano  cose.

 

 

postato da: Smillapiffi alle ore 15:56 | Permalink | commenti (3)
categoria:insonnia, aiuto gli unni

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