Quando percorsi quel vicolo, prima della piazza, avevo tutte quelle lacrime che mi scendevano e colavano come un fiume, che le avrei proprio prese per gocce di pioggia tanto erano grandi, se non avessi saputo che erano le mie lacrime!
Non avrei certo voluto farmi sorprendere con il viso trasfigurato, tutto rosso, rigato di trucco, ma ormai ero quasi a casa e non correvo il rischio di incontrare qualcuno a quell'ora.
Erano infatti le quattro e un quarto del mattino.
Che serata! Tutto quel tempo ad aspettare che si avvicinasse al mio tavolo e mi invitasse a ballare. E aspetta, aspetta, aspetta. Mi pareva di essere diventata di sale sullo sguardo di Medusa tanto avevo aspettato. Ma lui aveva altro da fare, mi evitava, con quell'aria da impiegato del tango, che gli mancava solo la 24 ore con la faccia di Gardel stampata sul retro. Nessuno poi che mi vedesse, che accennasse un saluto, un sorriso. Trasparente!
Così ora, quasi a casa, potevo piangere senza ritegno, anche con qualche mugolio, mentre le scarpe dorate mi dondolavano al fianco senza rumore e senza consolarmi.
Solo i miei tacchi mi facevano compagnia. tic, tic, tic.
Ma ecco una figura davanti al portone.
O no! Chi diavolo è? Che seccatura avrò tutto il rimmel colato, neanche il tempo per asciugare le lacrime.
- Ciao, torni dalla milonga?
- hem, sì, tu non c'eri invece.
- No, sono andato con amici in un locale nuovo che ha aperto stasera. Abiti qui?
- Sì, proprio in questo portone.
- Carino! Beh io devo andare, ciao, buonanotte
- Buonanotte!
Tutte quelle lacrime e la faccia tutta sporca. Ma cosa mai potevo dirle. Chissà che diavolo...
Ora potrei anche andare a casa, dove avevo posteggiato? Domani avrò di nuovo quelle grane con il contabile dell'ufficio sinistri.
Certo è buffo piangere così da sola alle quattro di mattina.
Mmh ...aspetta lasciarla così in quel modo ....
- Ehi! Senti!
- Sì?
- Hai le guance tutte rigate di nero sarà meglio lavarle una volta a casa
- Ah, ... sì, certo, grazie ...
- Va beh, ciao
- Ciao ...
Esqualo: